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martedì 6 dicembre 2016

Riflessioni sul film SULLY di Clint Eastwood

Breve trama del film. Il 15 gennaio 2009 un aereo di linea con 155 persone a bordo decolla dall'aeroporto La Guardia di New York. Poco dopo, impattando con uno stormo di grossi volatili, si ritrova con entrambi i motori fuori uso. Il comandante dell’aeromobile Chesley Sullenberger, detto Sully, veterano dell’aeronautica, decide che l'unica possibilità che gli è rimasta è di ammarare sul fiume Hudson. La manovra riesce e tutti i passeggeri ne escono illesi, ma l’istituzione aeronautica, e forse anche le compagnie di assicurazione, pensando anche ai danni economici che ne deriveranno, lo indagano per negligenza. E così, come se non bastasse quanto già vissuto da Sully, comincia una sorta di calvario che lui affronterà con coraggio e saggezza, uscendone in modo che commuove e incanta. 

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In una società prettamente tecnologica, perfezionistica e materialistica qual è la nostra, dove sono imperanti disvalori di ogni genere, in primis il potere fine a se stesso e il business avido e arrogante, per di più agiti alla luce del sole e nella legalità più assoluta, l’uomo occidentale si è smarrito perché non ha più nessun riferimento esistenziale valido su cui basare e vivere la propria vita. 
Questo film bello, commovente e coinvolgente di Clint Eastwood ci dà modo di riflettere sulla nostra vita e sui falsi valori e discutibili ideali cui noi occidentali l’abbiamo assoggettata.

Il film allude a come la mente razionale, rappresentata dalla commissione d’inchiesta, una sorta di inquisizione, può uccidere il cuore. Questa volta ha vinto il cuore, ma oggigiorno la gelida razionalità solitamente e purtroppo ha la meglio. Quando la mente lunare e perfezionistica prende il sopravvento sul cuore, sull’uomo in generale, ingiustizie e malesseri di ogni genere affiorano e si propagano incontrastati e dappertutto. 
Le simulazioni e gli algoritmi elaborati dalla mente non armonizzati con le ragioni del cuore (“il fattore umano”), opprimono la vita. La disumanità della mente inquisitoria, rappresentata dalla commissione d’inchiesta, che poi si ravvede, contrasta con l’umanità espressa dal comandante Sully e dal primo ufficiale Aaron, dal personale di bordo e del controllore di volo, che si immedesima talmente tanto nella situazione drammatica in atto fino al punto di star male. Così come sono splendidi i soccorsi, che in una situazione del genere sono riusciti ad evitare la perdita di vite umane. E ha ragione Sully quando alla fine sostiene che il merito di avere salvato tutti non è dipeso solo da lui ma della partecipazione corale di tutti quelli che hanno operato affinché una situazione drammatica non si trasformasse in tragedia.

Una volta, come ha fatto Sully, i comandanti abbandonavano per ultimi le loro navi in pericolo (o altri mezzi di trasporto) cui si sentivano pienamente e totalmente responsabili della vita delle persone. Nel nostro tempo le abbandonano per primi! Verosimilmente è questa dedizione e responsabilità morale che manca nel nostro tempo. In merito a ciò, forte e prezioso è il richiamo del regista alla condivisione e alla coralità nel finale del film, senza le quali l’uomo diventa un egoista senza né cuore né anima. 
Unificare mente e cuore e ogni altra cosa è possibile, così come gli è riuscito a Sully, e come può riuscire a ciascuno di noi, se, come lui, perseguiamo la verità e l’onestà costi quel che costi, anche a rischio di perdere ogni cosa ma non la nostra umanità e dignità di persone. La gente comune è con Sully, l’establishment lo mette sotto accusa perché ha osato usare la mente e il cuore per il bene comune, a dispetto di regole e codici disumanizzanti e per questo va perseguitato.


Da sempre gli esseri umani si costruiscono una visione della realtà che in seguito può diventare una gabbia. Chi non si muove all’interno della stessa è visto come un pericolo perché non si conforma alle idee vigenti. Questo accade perché ciò che si sa dà sicurezza e stabilità ma non sempre è sinonimo di verità. Quello che ancora non si sa crea ansia e avversità. E l’uomo comunemente non tollera di vivere nell’insicurezza e nel dubbio. Prima è successo con la religione, adesso con la scienza, ovvero la ragione pura. Certo, la scienza non ha commesso gli eccessi della religione, almeno finora, ma il pensiero puro e assoluto, sempre gabbia è! "Il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce". (Blaise Pascal) Detto da uno scienziato! E comunque la mente non può comprendere le ragioni del cuore se operano separatamente. Se poi si riesce ad armonizzare mente, cuore e SE' si può comprendere e realizzare ogni cosa.

Sully è un eroe (non nel senso ordinario, termine che lui stesso rifiuta) non solo perché ha salvato la vita di 155 persone, ma anche perché non ha tradito se stesso e i valori su cui l’ha fondata, innanzitutto la verità, cosa oggi assai rara. Una verità non dogmatica, tanto è vero che ad un certo punto il dubbio l’assale, ma essendo centrato su se stesso, sa che ha fatto la cosa giusta e alla fine la verità si afferma.
Il vero eroismo non consiste nello sciupare la vita rincorrendo la gloria, ma viverla e svilupparla costantemente. Sully secondo me prima dell’incidente era già una persona onesta. Dopo l’incidente, in cui egli non si ribella alle ingiustizie e all’ulteriore stress cui lo sottopone il potere e l’informazione mediatica, mai così intrusiva e invasiva come nel nostro tempo, né tantomeno reagisce aggressivamente ad una palese violenza (io stesso durante alcuni passaggi del film ho avuto dei momenti di irritazione), ma si centra su se stesso e ne esce rafforzato. Questo per dire che gli ostacoli, le avversità e le ingiustizie della vita, se affrontate con fiducia, coraggio e saggezza, ci temprano costantemente.

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Per riassumere. Sully e la moglie, l’ufficiale di bordo Jeffrey Skiles (Aaron Eckhart) e l’equipaggio dell’aereo, il controllore di volo e i soccorsi rappresentano il cuore pulsante dell’America, dell’uomo, la parte più nobile. 
La commissione d’inchiesta rappresenta la parte razionale fredda, calcolatrice e perfezionistica dell’America, di quell’America e dell’Occidente nel suo complesso che si sono smarriti perché hanno perso il collegamento con se stessi e col senso profondo della vita.

Fino ad oggi sono stati considerati eroi coloro che hanno sacrificato la vita per degli ideali, tra l’altro spesso discutibili. Dovremmo cominciare a pensare che i veri eroi, come il capitano Sully, sono le persone ordinarie, sono coloro che basano e vivono quotidianamente la loro vita sui valori dell’amore e dell’amicizia (straordinaria quella tra Sully e Aaron), della libertà e della verità e li difendono strenuamente dagli assalti interni ed esterni. In sostanza, eroe può esserlo ciascuno di noi. Oggigiorno, in un mondo avido e corrotto, falso, violento e alla deriva, è questo il vero eroismo. Questa storia vera ci insegna che l’uomo può fare del bene e dare il meglio di se stesso in ogni momento della propria e non solo in circostanze particolari o drammatiche.

Gabriele Palombo

lunedì 5 dicembre 2016

LA MENZOGNA


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